Pagina 7 - Un Premio lungo quarant'anni

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el paese dove i politici si prendono sempre troppo sul serio
fu un azzardo, quarant’anni fa, dar vita ad un premio per la
satira politica? Oggi, alla vigilia della quarantesima edizione,
si direbbe assolutamente di no, visto che la manifestazione
fortemarmina, edizione dopo edizione, ha guadagnato prestigio e meriti,
tra cui, quelli invidiabili di aver contribuito in maniera decisiva a far
riscoprire questo genere nel nostro Paese, e di essere riuscita sempre a
segnalare, ben prima che diventassero famosi, tanti autori e artisti destinati
al successo. Eppure, sul far del ferragosto del 1973, Peter Nichols, storico
corrispondente dall’Italia di
TheTimes
, catapultato inVersilia a commentare
la notizia che a Forte dei Marmi avevano deciso, per l’appunto, di creare
un premio per la satira. mostrò tutta la sua incredulità. E aveva ragione.
Il clima politico e sociale non lasciava pensare altro: a Roma, Andreotti
guidava il suo secondo governo di area centrista, in Vietnam cessavano
le ostilità, e la domenica si andava tutti in bicicletta a causa dell’austerità
petrolifera, mentre già echeggiavano le prime avvisaglie dell’eversione
terroristica. In quei giorni, del resto, anche Manlio Cancogni sul
Corriere
della Sera
prese lo spunto per cercare di capire come mai “la satira, specie
la satira politica, è così rara nella letteratura italiana”. “Altro che satira
e satira politica – commentò invece il beffardo Gaio Fratini - da noi, in
Italia, dovrebbero istituire un premio per il miglior saggio di trionfalismo
acritico: questo sì che sarebbe un premio affollatissimo di opere e di
concorrenti, tra i quali non ci sarebbe, per i giurati, che l’imbarazzo della
scelta.” Considerazioni a parte, è pur vero che un premio così non poteva
che nascere in Toscana, dove lo spiritaccio irriverente è sempre stato di
casa, e grazie a Umberto Donati, Carlo Augusto Polacci e Antonio Molino
anche la satira politica trovò albergo. Fin dall’inizio, per quanto le giurie
fossero infarcite di politici, il Premio Satira Politica sposò presto una linea
poco tradizionalista e assai diversa dai grandi appuntamenti stagionali
della narrativa nazionale. Ad inaugurare l’albo d’oro, la giuria - che
vedeva la partecipazione tra gli altri di Alessandro Curzi e di Fortebraccio
(Mauro Melloni), allora notissimo corsivista dell’Unità - furono tre scrittori:
Gugliemo Negri, Nino Vascon e Lucio Ceva per i loro libri, ma a indicare
una strada che il Premio percorrerà nei quarant’anni successivi, ci fu un
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